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- Ovocita: cellula uovo.
- Omento: piega del peritoneo che racchiude l’intestino.
- Oncogeni e geni oncosoppressori: gli oncogeni e i geni oncosoppressori sono geni che in condizioni normali sono coinvolti nella regolazione della crescita delle cellule: gli oncogeni stimolano la proliferazione cellulare, mentre gli oncosoppressori la inibiscono. Quando intervengono delle mutazioni - cambiamenti della sequenza del DNA - a carico di questi geni, la crescita delle cellule non viene più regolata correttamente e può quindi dar luogo a un cancro, che è, per l'appunto, una divisione in controllata di cellule. Il prefisso "onco-" non significa che nel nostro patrimonio genetico esistono geni "per i tumori", ma deriva dal fatto che questi geni sono stati scoperti per la prima volta in cellule cancerose, nella loro forma "mutata".
Le mutazioni che avvengono nella sequenza del DNA degli oncogeni sono "dominanti": basta infatti che una sola delle due copie che possediamo (ogni gene è presente in due copie in ogni cellula) sia mutata perché la cellula sia stimolata a crescere in maniera incontrollata. Per quanto riguarda invece i geni oncosoppressori, si parla di mutazioni "recessive": è necessario che tutte e due le copie di quel gene siano mutate. Alcuni individui possono avere fin dalla nascita una copia "sbagliata" di un gene oncosoppressore: questi soggetti hanno quindi una probabilità più alta rispetto alla popolazione generale - ma non la certezza - di sviluppare un certo tipo di cancro. Un esempio di questo tipo di geni sono BRCA1 e BRCA2, geni oncosoppressori coinvolti nel tumore della mammella. - Oncogenesi: Insieme di eventi che determinano la trasformazione della cellula normale in cellula tumorale
- Oncologia: è la branca della medicina che studia e cura i tumori.
- Oncosoppressori: Sono così definiti quei geni normalmente responsabili del controllo della crescita e di altre importanti funzioni cellulari, che possono risultare inattivati da fattori di origine ambientale o da difetti genetici a carattere ereditario. Il mancato funzionamento di un gene oncosoppressore facilita lo sviluppo delle cellule tumorali.
- Orchiectomia: intervento chirurgico che consiste nella rimozione di uno o di entrambi i testicoli (v.), con conseguente riduzione della produzione ormonale; può essere radicale se insieme al testicolo si asportano anche alcuni linfonodi.
- Orchiectomia radicale inguinale e biopsia: intervento chirurgico che consiste nella rimozione di tutto il testicolo attraverso un’incisione praticata nella regione inguinale. Un campione di tessuto è, quindi, analizzato al microscopio per individuare la presenza di cellule neoplastiche. (Il chirurgo non può accedere al testicolo attraverso lo scroto e prelevare un campione di tessuto per la biopsia, perché, qualora fossero presenti cellule neoplastiche, sussiste il pericolo che queste possano diffondere attraverso i vasi linfatici.)
- Ormoni: Sostanze di natura proteica o lipidica liberate nel sangue dalle ghiandole endocrine come, ad esempio, la tiroide, l'ipofisi o le ghiandole surrenali in risposta a stimoli precisi. Ogni ormone è preposto al controllo del funzione di alcune cellule o organi specifici,raggiunge il suo specifico organo-bersaglio attraverso la circolazione sanguigna e si lega a particolari proteine, dette recettori, espresse da quell'organo. Il legame dell'ormone al proprio recettore innesca una catena di reazioni che culminano con una risposta (o una serie di risposte) da parte della cellula. Esempi di ormoni sono l'insulina, prodotta dal pancreas e deputata al controllo della concentrazione di glucosio; gli ormoni sessuali come il testosterone e gli estrogeni, e l'adrenalina, prodotta dalle ghiandole surrenali. Nel caso dei tumori, può accadere che la trasformazione neoplastica provochi una secrezione alterata e sregolata di ormoni da parte delle cellule, oppure la produzione di recettori ormonali anomali, che rispondono in maniera scorretta ai segnali. Alcuni tipi di carcinomi della mammella, per esempio, sono “ormono-sensibili”, esprimono cioè un'elevata quantità di recettori per gli estrogeni e sono stimolati alla crescita da questi ormoni. È stato quindi sviluppato un farmaco mirato, il tamoxifene, in grado di mimare l'azione degli estrogeni legandosi a questi recettori. A differenza degli ormoni, però, il tamoxifene non ha un'azione di stimolo sulla crescita di queste cellule, e ne blocca quindi la proliferazione
- Ormonoterapia: trattamento a base di ormoni (v.) mirante a sopprimere la produzione ormonale o ad inibirne l’azione, bloccando in tal modo la crescita delle cellule neoplastiche. La presenza di alcuni ormoni può provocare la crescita di determinati tumori. Se le analisi indicano la presenza, sulle cellule neoplastiche, di recettori che consentono il legame degli ormoni, è possibile limitarne la produzione di ormoni o inibirne l’azione mediante terapia farmacologica, chirurgia o radioterapia.
- Ovaie: due ghiandole che fanno parte del sistema riproduttivo femminile; rappresentano le gonadi femminili, le ghiandole che riproducono gli elementi germinali. Sono localizzate nella pelvi, una ghiandola per ogni lato dell’utero (v.). Ogni ghiandola ha la forma e le dimensioni di una mandorla. Le ovaie producono gli oociti (v.) e gli ormoni femminili (v.)
- Ovariectomia profilattica: intervento che consiste nella rimozione delle ovaie ancora sane per prevenire che siano interessate dallo sviluppo di cellule neoplastiche. E’ un intervento attualmente in disuso,
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